Pozzo di Gammazita.

Pozzo di Gammazita.

A pochi passi dal Castello Ursino, seppur nascosto agli occhi dei viandanti, esiste ancora un luogo straordinario. Lo stesso che per secoli ha ammaliato poeti e viaggiatori, che è stato dipinto da Houel, che ha servito la città e i suoi abitanti, ed è diventato scenario di una leggenda che si tramanda da generazione in generazione, dal tempo del Vespro fino ad oggi, e che racconta del coraggio e della determinazione della donna catanese contro la cieca e violenta dominazione straniera.

Nel XII secolo, accanto alle mura di Carlo V, proprio vicino al Castello Ursino c’era un rivolo d’acqua sotterranea che prima di perdersi in mare alimentava una fonte, che prendendo il nome dalle mura che la proteggevano, fu’ chiamata Gammazita. Sorgeva nel quartiere della Judeca Suttana, un’area urbana ricca di attività commerciali, in particolare concerie e macellerie, che traevano linfa dall’acqua della fonte. Nel 1621, don Francesco Lanario, duca di Carpignano, soprintendente generale alle fortificazioni, nell’ambito di un generale restauro dell’assetto difensivo della città, volle risistemare anche la zona della fonte. Le acque di Gammazita furono così imbrigliate e congiunte a quelle dell’Amenano, realizzando una serie di fontane pubbliche che arricchirono e resero più gradevole la passeggiata verso il mare, anche grazie alla realizzazione di una strada lastricata, munita di panchine. Questa piacevole sistemazione però ebbe vita breve. Nel marzo 1669, come gran parte delle costruzioni cittadine, fu vittima della colata lavica più distruttiva della storia della città e la fonte rimase così sepolta sotto uno strato di 14 metri di lava. Ma l’importanza della fonte nella vita e nell’economia cittadina fece sì che fin già verso la metà del XVIII secolo fu riportata alla luce. Così nacque un singolare pozzo artificiale, ricavato nella sciara del 1669 e costituito da una profonda scarpata delle stesse mura civiche cinquecentesche che terminava sul fondo dove si accumulava la sorgente, unica sopravvissuta tra le fonti sotterranee pre-eruzione, per raggiungerla nel ‘700 fu costruita una pittoresca scalinata. La fama della fonte è stata tramandata fino a noi grazie agli intellettuali del Grand Tour (Patrick Brydone, l’abate Richard de Saint-Non, Jean Houël, Dominique Vivant Denon. Saint-Non e Houël) che ne hanno elogiato il fascino romantico nelle loro opere, lasciando anche delle raffigurazioni che testimoniano l’aspetto e lo stato del ‘700 del Pozzo.

Per più di otto secoli il Pozzo di Gammazita è stato uno dei luoghi simbolo di questa città. Oggi è uno dei più importanti “beni culturali” cittadini, testimonianza della storia catanese del XII secolo, di cui non si dimentica mai di tramandare la leggenda e la conoscenza ma che nei fatti rimane vivo solo nella memoria, sulle guide turistiche e sulla segnaletica stradale, perché risiede adombrato nell’oscurità delle case che, noncuranti della sua presenza, vi si sono arrampicate al di sopra nella fine dell’800 imprigionandolo dentro un cortile privato e rendendolo visibile dai soli abitanti del “condominio”. Negli ultimi 40anni il Pozzo ha accolto prima quintali di spazzatura e scarti di lavorazione e poi, per mantenere la salubrità delle case che vi sorgono sopra, è stato imprigionato da un cancello abusivo che ad oggi lo tiene “pulito” ma ne priva l’accesso ai visitatori.

Volevamo rammentarvi la storia di un’antica fonte trasformata in pozzo solo per ricordarne il valore e l’importanza, ma non vogliamo raccontare qui di vicissitudini legate a vecchi sindaci e soprintendenti che nell’ultimo secolo hanno tentato invano d’intervenire affinché potesse tornare ad essere vissuto dalla città a cui appartiene. Ciò che è palese agli occhi di tutti è che il Pozzo di Gammazita è segnalato in tutte le più prestigiose guide turistiche europee, a questo possiamo aggiungere che quotidianamente giungono dalla catena che tiene serrato quel cancello abusivo – in cui si annunciava pubblicamente: “Il Pozzo di Gammazita è un bene importante che a seguito di verifica possiede tutte le caratteristiche per essere sottoposto al vincolo di tutela della Soprintendenza ai Beni Culturali di Catania. Inoltre l’amministrazione comunale vuole prendersene cura non solo avviando le pratiche per la tutela ma garantendo l’apertura del cancello che lo tiene chiuso dentro un cortile privato così da permettere a tutti di poterlo visitare.”

Ad oggi il Pozzo è ancora in attesa, le pratiche son lunghe, a noi basterebbe anche solo un permesso di affido delle chiavi di un cancello per permettere ai nostri associati volontari di utilizzare il proprio tempo per rendere visibile e fruibile il cortile del pozzo a tutti. Saremmo felici di prendercene cura con l’amore e la scrupolosità che un cittadino dovrebbe avere per il suo patrimonio artistico.

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